mercoledì 7 marzo 2012

Lorenzo e Francesco


Sarò banale, Lorenzo è un poeta. Quel suo modo un po' ingenuo di dirsi, quasi disarmante
e così da antidivo, ad alcuni suona costruito.
Invece chi lo ascolta, lo balla, si ritrova in un passaggio, capisce che Lorenzo è proprio così.

e lo sai perché io ti voglio bene
perché solo te riesci a star con me come respirare
ci sei e non ci sei
proprio come l’aria
prendi i miei silenzi e poi me li ridai pieni di profumi
cosa non farei
per riuscirti a dire

quanto insieme a te nonostante me io mi senta vero

Venerdì scorso a Trieste io c'ero! Un minuto di silezio, cinquemila persone e tantissimi bimbi a regalare un pensiero a Francesco, il ragazzo diciannovenne morto mentre si allestiva il palco, in dicembre.



La STORIA

In Pratica Psicomotoria il dispositivo della seduta contempla la STORIA. La storia, in questo caso, è una trama co-costruita. L'operatore lancia la palla, i bambini la prendono, la plasmano a loro piacimento, nel modo in cui vogliono, possono, desiderano sostenere rabbia, frustrazione, paura, sorpresa. E' questo l'elemento vincente: gli ingredienti li dosano loro.
Così ieri, nel bel mezzo della storia di Francesco che attraversa boschi, acque e peripezie per ritrovare i genitori rapiti dall'orco (e mentre Max, col suo accento inglese ci assicura che le pozioni magiche sono tutte nello zainetto di Francesco, compresa quella "verdge"), Mark serio serio dice: "è lunga lunga questa storia, vero Gioia?".
E Aurora risponde con un breve sorriso complice: "secondo me, non finiscerà mai"...

martedì 6 marzo 2012

esploratori


Siccome vorrei portare i miei bimbi a vedere questa bellissma mostra:
 http://hic.suntleones.it/
stiamo vivendo delle belle avventure da esploratori. Nel bosco, ad annusare tracce, raccogliere campioni, classificare, mappare, immaginare che siamo i primi.
L'inesplorato. Ma quanto questa dimensione tocca le emozioni profonde dei bambini? La scoperta, il nuovo, l'ignoto...


Compiti

Nella mia scuola non si danno compiti.
Ma.
Non tutti condividono, faticano a coniugare l'apprendimento con il piacere puro. Come dire, un po' di sofferenza non può fare che bene.
Dopo qualche insistenza capitolo e una volta alla settimana, ai bimbi più grandi, concedo un compito che rassicura. Mamma e papà.
Ma ecco che il figlio/a del genitore più insistente, quello che aveva lottato per il sacrificio pomeridiano con il coltello fra i denti, non fa mai i compiti.
Dunque, per coerenza questi compiti dovrei richiederli. Li assegno, li controllo. O no? Non va così?
Mi sono ritrovata oggi a dover discutere con questo adulto che accampava scuse adolescenziali (catastrofi naturali, parenti malati, drammi personali) sentendomi stonata e stupida.
Non mi piace, non mi corrisponde. Abbasso i compiti.