giovedì 28 febbraio 2013
Etciù!
Ma da quanto non me ne stavo a letto, con un'influenza?
Dalla notte dei tempi.
Stamattina non c'è stato verso, il corpo si è ribellato. Ero raffreddata, avevo le ossa rotte, le guance bollenti.
Ma mi sono vestita lo stesso, per andare a scuola.
E' stato lo specchio a inchiodarmi: occhi lucidi e cerchiati, linfonodi gonfi.
E il termometro si è imposto.
Intanto, tutti a dirmi che fuori stava esplodendo la Primavera.
Ma come, senza di me?
L'ho osservata dalla finestra, spostare qualche nuvola da est a ovest. Screziare di celeste e bianco i vetri della casa di fronte. Passare lieve una mano sui boccioli del rosaio giallo, che pare ancora dormire.
Sì, l'ho vista. Sta preparando ogni cosa.
Serve solo un po' di pazienza.
mercoledì 27 febbraio 2013
Prego, siediti.
Prendersi cura di.
Viene dall'Analisi Transazionale.
Prendersi cura del proprio dolore, della propria rabbia, delle paure.
Significa guardarli bene in faccia, in qualche modo accoglierli, aprire loro la porta.
Benvenuta paura. Cosa sei venuta a dirmi?
Oggi ho visto con lucidità il mio limite. Eccolo lì, esposto.
La paura mi fa tremare, cedere le gambe, inciampare.
Mi mette in posizione subalterna, di attesa.
E io non voglio che accada, no, non più.
Allora paura, accomodati qui sul mio divano. Adesso che ti vedo da vicino, non sembri poi così grande.
martedì 26 febbraio 2013
Così
Così stiamo a casa
Ed io sono al tuo fianco
E tu sai
Cosa sta succedendo dentro
Dentro il mio cuore
Dentro questa casa
Ed io voglio proprio, lasciarlo uscire per te
Io sento il tuo calore
E mi sento come a casa
lunedì 25 febbraio 2013
Mani
Le tue, sono mani che hanno spinto sempre troppo in fondo alle tasche.
Non so se sia così.
So che non sono mani da principessa.
Le immergevo nell'acquaragia, quando pulivo i pennelli in laboratorio. Le lasciavo coperte di polvere di legno e le sporcavo di vernice. Le unghie si spezzavano, fragili, maneggiando le assi di abete.
Per protesta, si coprirono di una dermatite brutta e ostinata, che curai solo con il cortisone.
Non mi importava. Le mani, servivano a fare.
E adesso, vorrei guardarle con clemenza. Sono mani abbronzate, solide, che hanno elargito carezze e stretto, ostinatamente, la corda.
Ora, che la lasciano andare, si posano sulle ginocchia, come in un'attesa.
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