lunedì 6 maggio 2013

Le porte del paradiso


Ora questa casa mi sembra più grande
illumino ogni angolo
dipingo la noia, rivesto la stanza
di quel che d'ora in poi sarò.


Ci sono momenti come inquadrature perfette.
Li conservi intatti, puliti, senza sbavature.
Un pavimento di assi lise, su cui sono distesa, a pancia sotto. Scrivo su un quaderno a righe.
Ho indosso una vecchia maglietta bianca, corta, che mi scopre appena la schiena.
I capelli raccolti alla meglio, la frangia mi ricade sulla fronte.
Alzo gli occhi su due piedi abbronzati. Forti e delicati assieme. E so da subito, che mi porteranno via.

domenica 5 maggio 2013

La noce

Apri la noce.
Schiacciala.
Posala sul tavolo, sotto la luce. Prova a fendere il suo guscio con un coltello. Insinua la lama nella fessura che la divide. Nella fessura che la unisce, in due parti.
Ecco, la lama scivola, scarta. La noce rotola via con moto rettilineo, poi più lenta e ubriaca, fino al bordo del tavolo.
Afferra il martello. Ferma la noce con l'indice e il pollice: senti le sue asperità?
Ora colpisci. Prima lieve, calibrando, poi deciso.
Vedi. La prima è una crepa da niente, di niente, sul niente. Ma svela invita, dice.
Allora accogli l'invito, insisti. Accanisciti, fai cadere il martello con foga.
Guardala, aperta e scomposta, ti offre il suo centro, la sua nudità, il suo olio denso.

venerdì 3 maggio 2013

Ascoltare


Così finì per capire che si trovava in una situazione nota a molti umani, ma non per questo meno dolorosa: ciò che, solo, li fa sentire vivi, è qualcosa che però, lentamente, è destinato ad ammazzarli.
(A. Baricco, Mr Gwyn)

Ieri sera ho scelto il mio posto in una piccola sala, illuminata brutalmente, senza dolcezza.
Sedie da sala parrocchiale, sedie che si impilano, sedie che durante il giorno accolgono bambini spettinati di catechismo e colmi di sguardi al blu, oltre i vetri.
Alla mia destra una di quelle donne dalla faccia acerba. Senza età. 
Alla mia sinistra una signora bellissima. Una regina di cuori senza più trono nè scettro.
E lì, nel leggero ronzare dei neon, ho ascoltato l'altrui dolore. 
Che aspettative hai?, mi hanno chiesto.
Voglio solo ascoltare, ho detto.
Il tono pacato e asciutto di lui. Mentre ricorda.
Le lacrime morbide e infinite di lei. Un fazzoletto candido che appare, come per incantesimo.
Esco, piove, non ho l'ombrello. E la pioggia mi sembra cosa viva, sulla faccia.

La sconcertante scoperta di quanto sia silenzioso, il destino, quando, d'un tratto, esplode.
(A. Baricco, Oceano Mare)

mercoledì 1 maggio 2013

Trovare posto


E' strano.
Se me l'avessero raccontato di me, non ci avrei creduto.
Come la Mary, che mi guarda incredula mentre le narro episodi di ordinaria fragilità, e dice scuotendo la testa "ma tu non eri così". Sì, è vero, non ero così.
Ecco. Trovarsi ad una grigliata tra persone belle, dove le parole sono facili e sciolte, i volti amici, i profumi dolcissimi. E faticare, ad estrarre un suono, a modellare un sorriso storto, o una postura accettabile. 
Allora ascolto, accarezzo un gatto e converso con una cinquenne bionda e rotonda come la luna.
Fuori posto, sempre. Ovunque.
Però a volte, sento da sotto, la spinta delle radici. Non sono spuntate ancora. Non so quando spunteranno. 
Ma so che spingono.
Mentre Matteo mi dice "maestra inventi delle storie bellissime".
Quando osservo le piccole foglie di ravanello, e Jessica che raccoglie tutto (me, l'orto, i bimbi) con sguardo attento di mamma.
Toccando la pancia di Serena, e il domani che racconta.
Seduta nel terrazzino, in una notte di stelle, con Daniela e il suo mondo quadrato e tondo assieme.
Spingono, da sotto la pianta dei piedi. A volte.