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giovedì 24 ottobre 2013

Scrittori e scritture


Ieri sera prima lezione del laboratorio "Short stories". Emozione da primo giorno di scuola. Rosicchiavo la penna nell'attesa dell'inizio.
Mauro in gran splovero, più incisivo e ispirato che mai.
Sedici corsisiti, e stranamente la percentuale di uomini è alta. Il partecipante più giovane è un imberbe attore ventenne. La più anziana una cardiologa in pensione.
Una mamma col pancione, un traduttore di testi per l'infanzia, un metalmeccanico.
Presentazioni reciproche, testi di vari autori, un bel video di Baricco (qui) sul senso dello scrivere.
Interessante la citazione di Covacich: 
Non pensare a scrivere, pensa a vivere. Se vivi pienamente, se presti attenzione alle cose che ti succedono attorno, se ascolti e ti ascolti, il più è fatto. L’esperienza si trasformerà in scrittura, pretenderà una voce, una pagina.

Così oggi i miei poveri alunni si sono subiti un pippone sulla scrittura, pieno di fervore. Sulla gioia del comunicare emozione attraverso le parole. Sul cogliere, sull'esprimere, sul raccontare.
Ed ecco che qualcuno ha raccolto le sue emozioni, nere sulla pagina bianca.
Mi sono commossa.

La paura
La paura è un sentimento brutto
che viene quando c'è notte, 
che spaventa i bambini come un cacciatore che uccide un orso.
La paura ti aggancia il cuore
e ti porta all'inferno.
La paura è un sentimento primitivo.
La paura è importante, senza quella non potremmo vivere.
La paura ti porta alla tristezza, all'amore, alla felicità.
La paura è vita.

giovedì 1 agosto 2013

Mi piace, non mi piace

Uno dei primi esercizi di scrittura libera che propongo ai miei bambini, è il gioco del "mi piace - non mi piace" (vedi il meraviglioso e introvabile libro di E. Bing ...Ho nuotato fino alla riga). Un foglio, una riga in mezzo, due colonne.
Viene fuori di tutto. Appena chiedo loro di lasciare il terreno sicuro dei gusti alimentari e televisivi, dopo un iniziale smarrimento, spaziano e sognano e regalano quadretti pieni di poesia.
Mi piace stare sulle ginocchia della nonna che ha odore di cipolle.
Non mi piace quando la maestra mi guarda con gli occhi arrabbiati.
Un giorno mi hanno chiesto di scrivere assieme a loro, e di condividere, come facciamo sempre alla fine del lavoro, i nostri "mi piace - non mi piace".
Non ricordo cosa scrissi. La verità, ovviamente.
Oggi ho voglia di riprovare.

Mi piace.
Alzarmi la mattina presto, bere un caffè, e tornare a letto.
Stare scalza, sempre.
Quando l'amore è profonda leggerezza.
Bere una birra, fumare e parlare guradando uno spazio aperto. Tutto asssieme.
Quando le persiane accostate raccolgono l'ombra, nei pomeriggi di luce e cicale.
Il pareo allacciato su un fianco, la cavigliera che tintinna.
Cantare, come viene, da sola o in compagnia.

Non mi piace.
Giocare a Risiko.
Ascoltare qualcuno che in fondo, non sta dicendo nulla. 
Fare la spesa all'ipermercato.
Indossare le scarpe con le zeppe.
Il mare, quando c'è gente.
Assistere ad un litigio, l'ansia che sale.
Pensare a quello che sarà. Ma non posso farne a meno.

domenica 5 maggio 2013

La noce

Apri la noce.
Schiacciala.
Posala sul tavolo, sotto la luce. Prova a fendere il suo guscio con un coltello. Insinua la lama nella fessura che la divide. Nella fessura che la unisce, in due parti.
Ecco, la lama scivola, scarta. La noce rotola via con moto rettilineo, poi più lenta e ubriaca, fino al bordo del tavolo.
Afferra il martello. Ferma la noce con l'indice e il pollice: senti le sue asperità?
Ora colpisci. Prima lieve, calibrando, poi deciso.
Vedi. La prima è una crepa da niente, di niente, sul niente. Ma svela invita, dice.
Allora accogli l'invito, insisti. Accanisciti, fai cadere il martello con foga.
Guardala, aperta e scomposta, ti offre il suo centro, la sua nudità, il suo olio denso.

lunedì 15 aprile 2013

Segreti


Lo disse, pioveva a dirotto.
"Sei il mio diamante grezzo".
Un sasso, una pietra grigia. Solo per chi non ha occhi.
Fuori non vedi, ma dentro c'è la luce.
Magari resta lì, in mezzo ai ciottoli.
E non sai.

Diamante grezzo, questa mia mano e' nuda,
diamante grezzo, io sono niente o meno...
si, ma dentro a ogni anfratto ero sicuro di averti
lungo strade e sentieri, nel mio respiro
che sapeva di un bacio ero sicuro di averti.

(Diaframma)

mercoledì 13 febbraio 2013

Doni

Oggi ho detto a qualcuno che la scrittura, quella che apre i cassetti, mettendoli sottosopra, rovesciandoli, sgarfando famelica fra le cose intime che porti addosso, è un dono. Un dono, per definizione, vuole gratuità. Quindi, chi ha ricevuto il dono gratuito del saper dire, può e deve a sua volta dire, gratuitamente.
Ma la cosa più difficile, è superare l'autocompiacimento insito in chi manipola parole. Quel sottile, e a volte potente riconoscimento di sè e delle proprie capacità di raccontare, evocare.
Scrivere è comporre incanti. Costruire immagini e mondi. Creare.
Facile, davvero facile l'abbaglio del potere.
Vorrei scrivere solo per amore. Ricamare pazientemente, oppure scrivere di getto, o ancora scalpellare, con rabbia. Ma vorrei fosse l'amore a guidare ogni segno, la scelta di una parola, il ritmo lento da assaporare o quello sincopato, da mordere.
E l'amore sa esssere solo dono.

martedì 15 gennaio 2013

Narrare, amare

Leggi il mio ultimo post e dici sei la persona adatta a far cominciare le narrazioni, e sei quella che per timore le spezza subito, perché magari vengono troppo bene.
E magari hai ragione.
Codarda?
Scrivere è come amare, forse. Richiede dedizione e anima, luoghi e corpo.
E poi.
L'insuccesso. Le parole che più vai avanti e più hai paura. Di vederle perdere in definizione, purezza. 
Che più le accumuli (le guardi, posarsi l'una sull'altra), e più le confronti alle prime, perfette, solide.
Anche in questo, scrivere è come amare.
Abbandonarsi alle narrazioni. Sì, ci vuole fegato.

domenica 18 novembre 2012

Crescere, raccontarsi

In fondo siamo come tutti, entriamo in una discoteca di fighetti, guardiamo le fiche come dei morti di fica, cerchiamo le puttane mentre il mondo va a puttane, e torniamo a casa lobotomizzati dal destino, inevitabile, di fare prima o poi, quel che fanno i tuoi vicini di casa - almeno morissero tutti nel prossimo terremoto che ci raderà al suolo -, perché i tuoi vicini sono il modello di uomo da rispettare, e te invece sei la pianta selvatica da estirpare, il fagiolo delle fiabe che germoglierebbe gigante, ma che viene ridotto a bonsai...

Adolescenze. 
Leggo di altre vite.
Si può scrivere la propria biografia da burocrati: elenchi, nomi, date.
Si può raccontare sè accompagnando il lettore ad annusare, sbirciare, origliare. Sulla soglia.
Si può invece vomitare quello che è stato, con la crudezza e la forza della verità. In cima alla vertigine, rischiando la censura, il rifiuto, la paura che genera l'abisso altrui. Perchè è sempre un po' anche il nostro.
La potenza della vita, che se la vuoi raccontare, non è roba da sfiorare, ma su cui sbattere di faccia.
Adolescenze. 
La mia impervia, grigia, di periferia. Poteva essere rischiosa, ma io sempre al timone, sempre in bilico, stolta e saggia. Anche quando tutto intorno perdeva i contorni, e circolava quello che non doveva circolare, e l'amica si svendeva, e i colori erano troppo forti. 
Quindici anni, un metro e settantacinque di controllo e sensi allerta. Lì ho imparato a tenere le redini ben salde. Ma ho fatto tutto nei tempi sbagliati. Sono cresciuta troppo in fretta.