Non è che siamo sempre uguali.
Non è che la vita sia questo percorso lineare, coerente.
E anche i singoli momenti, anche quelli, ci fermano in pose diverse, in espressioni ora aperte, ora contemplative. Eccoci freschi, provati, distratti, felici.
Ieri sera mi si è aperta la terra sotto i piedi.
Ma come, stavi così bene?
Quando uno dei miei bimbi fa una piccola regressione, emotiva o cognitiva, di solito con le famiglie parlo di rincorsa. Per saltare in lungo, dobbiamo arretrare di qualche passo.
Necessitiamo dello slancio? Ricerchiamo il fondo sicuro delle certezze?
Indifferente. Fattostà che quei due o tre passi a ritroso, ci servono. Ci garantiscono un salto più lungo, elegante, bilanciato. Un atterraggio sicuro, le piante dei piedi parallele, salde.
Allora ieri sera, per un attimo sono scivolata. Una caduta.
Ma le ho dato subito nome, cognome e connotati. Piangendo, battendo i pugni sul muro, non vanamente.
Indietro, indietro.
Stop, può bastare.
Un corridore che studia il terreno, si ferma, saggia la presa delle suole.
E infine, scatta.

