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domenica 6 ottobre 2013

Lumini accesi

Ieri, diversi segni della grazia nella mia vita:
- Alla finestra guardare il cielo pesante, e poter decidere che sì, voglio restarmene fra nuvole e lenzuola.     
Godere un mattino di pigro non fare, finalmente.
- Una cioccolata calda nel bicchierino termico, sorseggiata sotto un corridoio di glicini, carichi di foglie.
- Un incontro casuale. Leggere, negli occhi chiari e belli di chi mi ha incontrata e frequentata quando viaggavo a pelo d'acqua, un riconoscimento. Come a dirmi sì, ti capisco, hai rovesciato la scatola, ma va bene così.
- La sciarpa grigia di lana grossa, intorno al collo, a raccogliere profumo di crema al tè verde.
- Una serata di vento freddo e chiacchiere fitte, confessioni e sigarette, sul terrazzo che immagino fiorito e curato in primavera, non più mio. Consapevolmente e dolcemente.
Oggi freddo bagnato. E penso a Serena che guarda incredula la piccola Agata sorridere di gengive, a Jessica che già pensa ai rossi decori di Natale, a Giuli che porta sottobraccio il suo dolore provando a vivere.
Mi sento nelle cose. Mi sento amata.

domenica 29 settembre 2013

Cucina e paure


Ho riascoltato Samuele Bersani, vecchi e nuovi pezzi, grazie alla piccola e grande Astrolabia.

Se non ti spaventerai con le mie paure, 
un giorno che mi dirai le tue troveremo il modo di rimuoverle.
In due si può lottare come dei giganti contro ogni dolore 

e su di me puoi contare per una rivoluzione.
Tu hai l'anima che vorrei avere


Piove a dirotto, tira vento. 
Mi sono alzata presto, ho fatto una torta per il compleanno della nonna (93 anni di lucida consapevolezza), ho impastato un po' di piadine perchè non ho più pane.
E la cucina si è riempita di profumi, tegami, pensieri, musica.
Le paure. Puoi ben vedere da dove sgorgano, ed è già una gran cosa. Hanno nome e cognome. 
Poi le sezioni bene, le apri, con la punta del coltello.
Qualcosa inevitabilmente scarti. Le tossine, le spine, la parte marcia.
Quello che tieni, va ben collocato dentro, ad incastro. E' monito, ricordo, radice, segnale di fumo, scoria inattiva, campanello d'allarme, coscienza.
Direi che sono ancora al coltello. Pronta ad incidere.

mercoledì 21 agosto 2013

Montagne verdi

A Pesariis ho compiuto i miei undici e i miei dodici anni.
Un telegramma di papà che mi faceva gli auguri. Io, la cuginetta e i fiori raccolti con la nonna. Battaglie e sassaiole tra bande rivali che su di noi, bambine civilizzate, esercitavano il fascino selvaggio dei giochi primordiali. La "signorina" Ester, che mi pareva centenaria e probabilmente non arrivava a sessant'anni.
Oggi ho cercato la stalla con le due mucche, dove andavamo a prendere il latte. Non c'è più. 
Invece la casa della Ester è sempre lì, adagiata su altri muri, su altre finestre, che non le daresti un soldo. 
Oggi.
Un camino che fuma, il primo della stagione.
Una fetta di torta al cioccolato, che la forchetta divide e divide. Una torta così buona.


domenica 19 maggio 2013

Sweet



Acqua a catinelle.
Poi, alle cinque, un sole insperato, caldo.
Stamattina, come stabilito, ho preparato l'impasto delle brioche al gianduia di Sedanina.
E questa pasta liscia e gialla, nel pomeriggio era triplicata. 
Che miracolo.
Allora stendi la pasta, spalma la crema, inforna.
Oddio, le sue paiono decisamente più belle, ma garantisco che le mie, anche se un po' storpie, sono buonissime.
Merenda in terrazza.

domenica 12 maggio 2013

Metti una domenica a pranzo

Una domenica diversa.
Prima pioveva e faceva fresco.
Poi è arrivato un sole di quelli che cambiano i colori.

In cucina, da mezzogiorno in poi, è un delirio.
Ognuno la sua postazione, ordini precisi, movimenti secchi. Io osservo, improvviso, poi capisco. Mi inserisco nel meccanismo, supervisionata da una donna precisa, robusta e rassicurante.
I vassoi si compongono, escono.
E poi ancora, e ancora.
C'è qualcosa di ipnotico e consolatorio in questo movimento ripetuto, circolare.

L'ora di pranzo passa.
E per chi ha lavorato, una birra chiara, rigatoni al ragù, una sigaretta parlando di tutto. E di niente.


domenica 31 marzo 2013

Poesia


Grazie per l'accoglienza senza domande e senza giudizio.
Per gli abbracci.
Per la musica e le canzoni.
Per avermi costretta a tavola.
Per il letto grande, col materasso di lana.
E per avermi svelato, che ho un poeta per amico.

Non mi togliere l'amore
per le mie debolezze
ora che tutto appare
così incerto
e bisogna attrezzarsi
a convivere col dubbio su tutto.
L'amore ci resta: 
maldestro, malfermo, malconcio, malposto
- e un bicchiere di vino di troppo
per gli anni che passano -
ma tu che hai occhi
ancora dolci di saper perdonare
perdona le mie debolezze
e non disperare di guarirmi
ancora.
(Gianmaria Mello Rella)

giovedì 28 marzo 2013

Si va

Fino a quando non verrai tu
io resterò sulla sponda
dei voli, dei sogni,
delle stelle, immobile.
Perché so che dove sono stato
non portano né ali, né ruote, né vele.
Esse vagano smarrite.
Perché so che dove sono stato con te
si va solo con te, attraverso te.
(P. Salinas)

Ho guidato senza sentire stanchezza.
Piove.
Paola e Gian hanno preparato la carne morbida e lo sformato di patate. Alle sei, abbiamo deciso che si poteva allestire una merenda-cena. Bello senza orari, tempi.
Riposare, ascoltare, guardare un po' nella vita degli altri.
Domani piccola escursione e bagna cauda.
Speriamo nella notte buona, nel sole, in un risveglio di piccoli, vaghi pensieri.


sabato 23 marzo 2013

Fare spazio

Stasera saremo in dieci.
Non so come faremo, qui si sta stretti.
Ma questa casa che si adatta mi sorprende. E' come se aprisse nuovi luoghi e spazi, o moltiplicasse le stoviglie e le sedie, o allargasse il divano, quando accoglie le voci degli amici. E l'eco resta, resta per giorni. 
Non mi pesa più sistemarla, rigovernare, caricare la lavastoviglie. 
Oggi l'ho spolverata, le ho tolto di dosso qualche cianfrusaglia, le ho promesso che stanza per stanza mi prenderò cura dei miei eccessi. Forse, grata e complice (caspita, ora che ci penso, non l'ho mai sentita davvero mia), tra poco si disporrà in ascolto: il campanello suonerà più volte, le bottiglie finiranno in frigo, un dolce avvolto nella carta stagnola transiterà in terrazza, giacche e cappotti verranno posati sul letto e lasceranno lievi scie di profumo sulle coperte.
Domani pioverà. Ci sono ancora tante cose da fare. Una torta, ad esempio.

martedì 19 febbraio 2013

Cuore di mamma


Dimmi cosa ti preparo.
Il pesce? Quello crudo che ti piace?
O meglio la carne?
Perchè se mi dici cosa mangi volentieri, io preparo.
Una cosa che ti stuzzica.
Pensaci.

Fai come sempre mamma...

Come sempre.
Cosa vuol dire "come sempre"? Che lasci lì la roba in frigo e poi butti via tutto.
Non voglio sprechi.
Se esprimi qualche desiderio, io cucino più volentieri.

Allora le polpettine.

Le polpettine?
Che tristezza. Non era meglio il pesce crudo?
O la tartara?

..................................

Vabè.

martedì 29 gennaio 2013

Vuoti e pieni


Domenica ho fatto questi panzerotti.
Ehi, Cuoredisedano, ho fatto i panzerotti!!!!
Ma non erano buonissimi. Perchè ci ho messo poco amore.
Ed è risaputo che se il cibo lo manipoli così, senza sentimento, poi quello non ti dice nulla di sè.
Oggi a pranzo ne ho infilato uno in forno, per dargli un po' di ossigeno, visto che non si butta nulla. E' sceso nello stomaco sciapo e triste, e lì è rimasto quasi intero, fino a quando ho bevuto il caffè con la Jessica.
La Jessica aveva un bel sorriso oggi. E mi ha detto di lei, delle sue economie sagge, del suo amministrare con cura, ma godendo di ogni cosa.
Ebbene, il panzerotto si è tolto di mezzo, e l'abbraccio che ci siamo scambiate ha dissipato (per un po') il vuoto. Però basta, panzerotti.

mercoledì 26 dicembre 2012

Sogni che diventano realtà


Ho sognato che andavo su e giù per una città tutta salite e discese. Una città scarna e asciutta, senza luminarie, fronzoli, colori. Un po'sovietica, autarchica, grigia. Ero stanca, affannata.
Ad un tratto, lungo la strada su cui si affacciavano porte e vetrine tutte uguali (legno stinto e scrostato), ho sentito un profumo di lievito e zucchero. Da dare alla testa.
L'ho seguito, e mentre lo seguivo, il sangue mi affluiva al viso. Prendevo colore.
Da un negozietto, veniva una luce gialla, tremula. Sono entrata. Era la bottega di un panettiere, deserta, gli scaffali vuoti.
Ma dietro all'unico vetro, campeggiava un dolce ai semi di papavero, glassato e brunito. Lucente.
Mi sono svegliata.
Sono andata in cucina ad impastare. Zucchero, farina, burro, uova. E semi di papavero, alla fine.

mercoledì 12 dicembre 2012

Festeggiare


E a Capodanno, che fai?
No, non chiedetemelo.
A Capodanno vorrei andare al cinema. Che ne so, allo spettacolo delle 22. Se non fa troppo freddo, vorrei andarci in bicicletta. Un film bellino, di quelli che ti danno da pensare, ma non troppo. Poi a casa, mangiare un pezzo di pecorino buono, con la mostarda.
Ecco, mi compero la tisana all'arancia e cannella, per festeggiare il Nuovo Anno. Dalla finestra del salotto guardo i fuochi gialli e blu, e sorseggio l'infuso dalla tazza mia, quella con le Matrioske.
Niente cotechino e panettone. Niente agnolotti e lenticchie. Anche se dicono che mangiarne una forchettata porti assai bene.
Allora io assaggerò un po' di grazia e leggerezza. Forse, chi le assapora a Capodanno, le assapora tutto l'anno.

venerdì 30 novembre 2012

Vento che parla


Grazie a Pier, cito da Chocolat.

C’era una volta un piccolo e silenzioso villaggio nella campagna francese; gli abitanti credevano nella Tranquilité, la tranquillità. Se vivevi in questo villaggio, sapevi ciò che ci si aspettava da te. Conoscevi il tuo posto nello schema delle cose. E se ti capitava di dimenticarlo, qualcuno ti avrebbe aiutato a ricordarlo. In questo villaggio, se vedevi qualcosa che non avresti dovuto vedere, imparavi a guardare dall’altra parte. E se per caso i tuoi desideri non erano stati soddisfatti, imparavi a non chiedere mai di più. E cosi, nel buono e nel cattivo tempo, nella fame e nelle feste, gli abitanti del villaggio si mantenevano saldi alle loro tradizioni. Finché, un giorno d’inverno, non soffiò un irrequieto vento del Nord…

Sbirciare finalmente fuori dalla porta, ma anche filtrare il dentro, come un bambino fa col setaccio, la sabbia fine e le conchiglie.

Il vento parlò a Vianne di paesi ancora da visitare, di amici bisognosi ancora da scoprire, di battaglie ancora da combattere…da qualcun altro, la prossima volta.
E fu così che il vento del Nord si stancò e andò per la sua strada.

Considerato che il cioccolato è la panacea di tutti i miei mali, il saluto del mattino spalmato sulle fette dorate al sesamo, il fondente accostarmi alle ore della sera e della lettura, direi che la citazione si cuce bene su di me.

giovedì 29 novembre 2012

Crostini e direzione


Piccolo summit serale. Non devi spiegare niente, no, puoi solo stare.
Un crostino al baccalà, un bicchiere di vino. 
Si parla.
C'è chi vuole mollare, e tutti a dire che non è il momento. No, non adesso, hai un valore, un peso. Conti. Ci mancheresti ogni minuto.
E lei, che non avresti detto. Più vicina di quanto pensavi. E lui, che scruta, osserva, coglie.
Poi c'è chi infila una notizia perfetta. Di quelle che sanno solo di Vita. E scatenano abbracci, commozioni, gesti goffi.
Ci sono anche i sorrisi, che passano da una bocca all'altra, e contaminano anche te, che magari non hai voglia. Allora alzi le sopracciglia, scambi uno sguardo che dice tanto, fai cenno con la testa, ridi. 
Fuori, ci accoglie la piazza, e un vento freddo mi spettina le intenzioni. 
Vorrei sapere dove andare. Ma stasera capisco che presto, mi sarà chiaro.

domenica 11 novembre 2012

Creativa insonnia

L'insonnia è una brutta bestia.
Qualche amico, dall'alto della sua esperienza dice leggero: "prendi un po' di benzodiazepine, altrimenti impazzisci". 
Altri ti mettono in guardia: "non diventare schiava della chimica".
Provi con l'omeopatia. Zero.
Tenti con l'erboristeria. Nessun effetto.
Allora cedi. Ingoi la malefica pastiglietta. Attendi fiducioso i suoi effetti da droga cattiva.
Torpore? No.
Sonnolenza? Per niente.
Sarò mica benzodiazepine-resistente?
E che fare alle ore 5.30, quando fuori piove?
Pancakes e scones.