Piccola sala di città, domenica sera. Alla cassa c'è la Mara, che non mi pare affatto cambiata dai giorni senza crucci dell'università. Stessi orecchini, stessa dolcevita, stesso eyeliner. Come ferma nel tempo. Lavorava qui a tempo perso per arrotondare un po', ora ci lavora a tempo pieno per vivere. Il fatto mi mette un po' di tristezza: l'immutabilità delle cose porta con sè tante domande.
Fuori è davvero autunno, piove umido e una pozzanghera riflette il lampeggiare arancio del semaforo.
Anche sullo schermo è autunno. Boschi giallo oro, che mai credevo di poter vedere. E primi piani che saturano lo schermo di pelle, pori, pupille, labbra.
E' "La prima neve"di Andrea Segre.
Tolgo gli stivali, mi ranicchio sul sedile di velluto rosso e alzo gli occhi. Incantata.








