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lunedì 21 ottobre 2013

Prime visioni

Come mi piace andare al cinema.
Piccola sala di città, domenica sera. Alla cassa c'è la Mara, che non mi pare affatto cambiata dai giorni senza crucci dell'università. Stessi orecchini, stessa dolcevita, stesso eyeliner. Come ferma nel tempo. Lavorava qui a tempo perso per arrotondare un po', ora ci lavora a tempo pieno per vivere. Il fatto mi mette un po' di tristezza: l'immutabilità delle cose porta con sè tante domande.
Fuori è davvero autunno, piove umido e una pozzanghera riflette il lampeggiare arancio del semaforo.
Anche sullo schermo è autunno. Boschi giallo oro, che mai credevo di poter vedere. E primi piani che saturano lo schermo di pelle, pori, pupille, labbra.
E' "La prima neve"di Andrea Segre.
Tolgo gli stivali, mi ranicchio sul sedile di velluto rosso e alzo gli occhi. Incantata.

domenica 13 ottobre 2013

Clint sempreverde

E' cambiato egregiamente.
Perchè lui è cresciuto, non invecchiato. Prima bellissimo, poi fascinoso, poi impegnato, geniale. Ha assecondato il tempo, gli è stato amico.
E non ne sbaglia una.
In Million dollar baby 
La gente muore ogni giorno Frankie, mentre lucida il pavimento o lava i piatti.
Sai qual è il loro ultimo pensiero? Non ho mai avuto un'occasione.
Invece grazie a te Maggie ce l'ha avuta, e se morisse oggi sai quale sarebbe il suo ultimo pensiero? Ho avuto l'occasione che volevo.

Ne I Ponti di Madison County.
Non sono sicuro di averti dentro di me, né di essere dentro di te, e neppure di possederti. E in ogni caso, non è al possesso che aspiro. Credo invece che siamo entrambi dentro un altro essere che abbiamo creato, e che si chiama "noi".
Azz. Come sono romantica, stasera. Sarà la tisana melissa e tiglio?

giovedì 21 marzo 2013

Bellezza




Ieri ho visto con la Mary "Viva la Libertà", di Roberto Andò.
Ma che film. Pulito, e spietato.
Servillo che sembra indossare sempre la maschera giusta, quella che non tira e non avanza.
Mastandrea, che io adoravo. Ma si dice non brilli di simpatia e umiltà. Però, bravo.
E su tutto, il viso bello e vero della Valeria Bruni Tedeschi. Quarantott'anni senza ritocchi, disarmante e splendida.
Sì, sorella dell'altra Bruni asettica, che non è degna neppure di allacciarle le scarpe.

lunedì 24 dicembre 2012

Un sapore di ruggine e ossa

Ieri sera, colta da un'irrefrenabile voglia di cinema, ma irrimediabilmente sedotta dalle profferte del divano rosso e troppo stanca per uscire, ho deciso di regalarmi un film che da ottobre volevo vedere.
Mi faceva un po' paura questa trama così farcita. I combattimenti illegali e clandestini di Alì, il suo vivere di espedienti e truffe, la sua incapacità di occuparsi degli altri. La bella addestratrice di orche, che perde le gambe e sopravvive senza desideri e senza domande.
Invece è tutto misurato, nessun bisogno di colpire al cuore, di chiamare in causa struggimenti retorici.
Solo la ruggine che gratta.
E la bellezza, che si nutre di carezze.


mercoledì 12 dicembre 2012

Festeggiare


E a Capodanno, che fai?
No, non chiedetemelo.
A Capodanno vorrei andare al cinema. Che ne so, allo spettacolo delle 22. Se non fa troppo freddo, vorrei andarci in bicicletta. Un film bellino, di quelli che ti danno da pensare, ma non troppo. Poi a casa, mangiare un pezzo di pecorino buono, con la mostarda.
Ecco, mi compero la tisana all'arancia e cannella, per festeggiare il Nuovo Anno. Dalla finestra del salotto guardo i fuochi gialli e blu, e sorseggio l'infuso dalla tazza mia, quella con le Matrioske.
Niente cotechino e panettone. Niente agnolotti e lenticchie. Anche se dicono che mangiarne una forchettata porti assai bene.
Allora io assaggerò un po' di grazia e leggerezza. Forse, chi le assapora a Capodanno, le assapora tutto l'anno.

mercoledì 5 dicembre 2012

Departures


Departures è un film che porta pace. La morte e la dolcezza. La cura di corpi amati, come gesto che concilia e rende possibile l'elaborazione del lutto.
Daigo, il giovane protagonista, rinucia al suo violoncello e si ritrova a vestire e truccare cadaveri per un’agenzia di pompe funebri.
C'è poesia. 
Dice Daigo:
Nell'antichità, quando gli uomini non avevano la scrittura, per comunicare, cercavano un sasso la cui forma esprimesse i loro sentimenti e lo inviavano all'altra persona. Chi lo riceveva, dalla sensazione al tatto e dal peso capiva i sentimenti di chi l'aveva inviato. 
Ci sono momenti in cui le parole pesano. Consegnare l'emozione sul palmo della mano, lasciare che sia l'altro a leggerla. E avere la certezza, sollevando gli occhi, che le parole non farebbero di meglio.

venerdì 30 novembre 2012

Vento che parla


Grazie a Pier, cito da Chocolat.

C’era una volta un piccolo e silenzioso villaggio nella campagna francese; gli abitanti credevano nella Tranquilité, la tranquillità. Se vivevi in questo villaggio, sapevi ciò che ci si aspettava da te. Conoscevi il tuo posto nello schema delle cose. E se ti capitava di dimenticarlo, qualcuno ti avrebbe aiutato a ricordarlo. In questo villaggio, se vedevi qualcosa che non avresti dovuto vedere, imparavi a guardare dall’altra parte. E se per caso i tuoi desideri non erano stati soddisfatti, imparavi a non chiedere mai di più. E cosi, nel buono e nel cattivo tempo, nella fame e nelle feste, gli abitanti del villaggio si mantenevano saldi alle loro tradizioni. Finché, un giorno d’inverno, non soffiò un irrequieto vento del Nord…

Sbirciare finalmente fuori dalla porta, ma anche filtrare il dentro, come un bambino fa col setaccio, la sabbia fine e le conchiglie.

Il vento parlò a Vianne di paesi ancora da visitare, di amici bisognosi ancora da scoprire, di battaglie ancora da combattere…da qualcun altro, la prossima volta.
E fu così che il vento del Nord si stancò e andò per la sua strada.

Considerato che il cioccolato è la panacea di tutti i miei mali, il saluto del mattino spalmato sulle fette dorate al sesamo, il fondente accostarmi alle ore della sera e della lettura, direi che la citazione si cuce bene su di me.

venerdì 23 novembre 2012

Dalla cenere


"Quando la notte" della Comencini. E "Come Dio comanda", di Ammaniti. 
Romanzi che amo, e che hanno trovato una felice trasposizione cinematografica.
Timi ha dato volto e voce a Manfred e Rino Zena. Personaggi aspri.
«Magari non avrei fatto questo mestiere meraviglioso se non mi fossi ritrovato a rischio epilessia, balbuziente e mezzo cieco», confessa.
È balbuziente, ex obeso, di origini proletarie e da anni convive con il morbo di Stargardt, malattia rara, che atrofizza le cellule coniche dell'occhio. Ma è attore, poeta, pittore. Scrittore.
«Però che fatica, a volte. Sarà perché noi balbuzienti attiviamo anche trecento muscoli alla volta, incluse le dita dei piedi, nello sforzo per far uscire una parola. Ma con gli anni ho imparato a voler bene alle mie paure, ci rido sopra. Non siamo così importanti».
Non siamo così importanti. Se potessimo esserne davvero consapevoli.

giovedì 1 novembre 2012

L' ardimento della resa

Finalmente me lo sono visto.
L'espressione asciutta e scarna di Brody trova casa in questo belissimo film, pessimista e malinconico.
Una fotografia da togliere il fiato, che mi tiene lì.
Movimenti di macchina al minimo per concedere spazio e tempo di “assorbimento visivo” alle inquadrature spesso statiche e riempite da grandi primi piani dei volti e dei loro dettagli.
Ecco cos'era. Il movimento anomalo e quasi amatoriale sui particolari.





La trama, non so perchè, mi apre un cassetto di ricordi e storie. Una poesia.

L'ardimento terribile di un attimo di resa
Che un'èra di prudenza non potrà mai ritrattare

Secondo questi dettami e per questo soltanto noi siamo esistiti, per questo
Che non si troverà nei nostri necrologi
O sulle scritte in memoria drappeggiate dal ragno benefico
O sotto i suggelli spezzati dal notaio scarno
Nelle nostre stanze vuote

Ho udito la chiave
Girare nella porta una volta e girare una volta soltanto
Noi pensiamo alla chiave, ognuno nella sua prigione
Pensando alla chiave, ognuno conferma una prigione
Solo al momento in cui la notte cade, rumori eterei
Ravvivano un attimo un Coriolano affranto

La barca rispondeva
Lietamente alla mano esperta con la vela e con il remo
Il mare era calmo, anche il tuo cuore avrebbe corrisposto
Lietamente, invitato, battendo obbediente
Alle mani che controllano

T.S. Eliot