martedì 15 maggio 2012

Vicini e lontani

Qual è la "giusta distanza"? Intendo come insegnante.
Con i bambini il poblema non si pone, non so mettere distanza. Loro sono pelle, braccia in movimento, cellule che si riproducono facendo rumore: non esiste spazio. Puoi solo approssimarti, sentirti calamitato.
Con i genitori la cosa si fa più complessa. Troppe attese reciproche, troppa vita vissuta. La storia mia incontra la tua, lo sguardo tuo vorrebbe sapere di me, prendere qualche pezzetto da analizzare, per capire. Per andare oltre.
E poi. Poi ci spartiamo il tempo da passare con questo bambino dagli occhi scuri e tristi o con questa bimba che sogna e canta. Non è facile da accettare.
Troppe volte ho regalato pezzi della mia storia per un desiderio di empatia. Troppe davvero. Al genitore che ti racconta del suo dolore tu offri il tuo, come a compensare, a dire "non sei solo". Ma consegni te, e non lo sai. E non sai come quella parte di te verrà conservata. Spesso male.
Altre volte attendi che si accorgano. Che notino le cose, le cose che fai. Vorresti stupore, magari un giorno all'anno. Vorresti ti dicessero che lo vedono, sì, tu stai lavorando bene, e le tue fatiche si trasformano in curiosità, interessi, allegrie, brevi scritti pieni di vita, ricordi densi. 
Ma non lo fanno. Ti dicono che l'affetto per te, la stima, sono cosa scontata, ovvia. Salvo poi, se per caso scivoli un attimo, sussurrarti che da te, proprio da te, non se l'aspettavano.
Allora, qual è la strada? La strada che ti fa stare bene intendo. 
E' quella in cui dai, ma con riserva. 
E' orribile da dire. Anzi, qualche anno fa non l'avrei nemmeno pensato. Invece.
Dai, ma tuteli. Tuteli la tua vita, i tuoi desideri, le persone che ami. Le tieni al di fuori. Crei una vita che non si confonda con il lavoro, perchè a quella vita tu torni ogni giorno, proprio con il desiderio di riattingere. E proprio per questo non vuoi che i colori si mescolino.
Il rosso del lavoro, il giallo di tutto il resto. Due pennelli, due ciotole. Un dipinto niente male.

2 commenti:

  1. Ti capisco, anche se non ho figli e non sono una mamma che interagisce con le maestre, ti capisco. Donare un pezzetto di sé e non essere compresi, oppure un pezzetto di sé che viene usato, strumentalizzato... brrr.

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  2. E' un gioco di equilibri...

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