martedì 9 ottobre 2012

Poeti


Ti amo come se mangiassi il pane
Ti amo come se mangiassi il pane
spruzzandolo di sale
come se alzandomi la notte bruciante di febbre
bevessi l'acqua con le labbra sul rubinetto
ti amo come guardo il pesante sacco della posta
non so che cosa contenga e da chi 
pieno di gioia
pieno di sospetto agitato
ti amo come se sorvolassi il mare per la prima volta in aereo
ti amo come qualche cosa che si muove in me 
quando il crepuscolo scende su Istanbul poco a poco 
ti amo come se dicessi Dio sia lodato son vivo.
Nazim Hikmet

Non so scrivere poesie. Le mie sono retoriche, cadenzate, a caccia di rime e non di assonanze.
Quanto mi piace quel pieno di sospetto agitato. Non è esattamente quello che ci muove, quando amiamo? Uno stato di allerta e attesa, di veglia e smania?
Una sola espressione come questa, ed ogni altra parola si modella, si adatta, si piega. 
Il pane, che apre, e la vita, che chiude.
Forse, sono stati confini e trincee, sbarre e paura, a plasmare un poeta come Nazim. io, ho solo un po' di palpiti e qualche sogno.

5 commenti:

  1. Dobbiamo dire grazie pure a Joyce Lussu,
    per la sua traduzione, eccelsa... credo.

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    1. Sì Mario...è fluida, piena di senso.

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  2. Non so scrivere poesie.
    Signora mia, certo che se aspira a Nazim Hikmet! :-)

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    1. :)))
      No...mi accontenterei di Tonio Cartonio. ;))

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    2. E' esattamente quello che ho pensato anch'io :-)

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