mercoledì 13 giugno 2012

Abito

Mentre la nostra Scuoletta cambia faccia, dimensioni, colori; mentre gli operai abbattono muri e la polvere si posa sugli scatoloni con i libri, i quaderni, i pennarelli rosicchiati, io mi commuovo.
Penso a cos'è stata questa scuola per me. A cosa sarà.
Oggi con Marco, che non è solo il presidente di questa carovana di genitori, maestre, bimbi, ma è anche un caro amico, si ricordava.
Quanto era stato difficile trovare quattro mura per metterci dentro due banchi. Quanti vincoli, problemi, quante le persone perse e quelle incontrate.
Ricordavamo, chiacchierando al sole, l'impegno, la passione, il cuore.
Questa scuola, che ci ha cambiati così nel profondo.
Sicuramente per me ha rappresentato una svolta. Un passaggio, attraverso una porta che mi ha obbligata a cambiare forma, gesti, sguardo. Abito.
E quando ti è richiesto un cambiamento così profondo, non è che quell'abito nuovo lo lasci lì, sulla cattedra, o sull'appendino del cappotto, al suono della campanella.
L'abito lo indossi anche a casa.
E io ci stavo bene, mi faceva vedere meglio le cose. Tutto era più intenso e vivo. Nuovo.
Eppure, una dopo l'altra tante altre cose si sono spostate. Come se il semplice cambio d'abito avesse imposto al mondo intorno a me di sistemarsi.
Immagino di essere al centro della stanza, con un vestitino vintage.
Lo indosso e subito tutto si mette in una nuova prospettiva. La tv con lo schermo piatto, il Mac bianco sul tavolino, le sedie rosse dell'Ikea.
E non è facile, davvero, che le cose trovino il posto giusto.


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