domenica 27 gennaio 2013

Agreste


Lo stanno aspettando, arriverà a momenti, e loro occupano lo spazio. Una poltrona lisa lui, uno sgabello lei. Il fuoco acceso.
C'è quell'odore di casa di campagna. Bella, arredata con gusto. Ma di intemperie e piogge, latrare di cani, tizzoni ardenti, terra rossa.
Anche lui sa di campagna, il maglione marrone fatto ai ferri, quel gesto antico di tirarsi indietro i capelli con la mano. Sorride, e pare quando aveva otto anni, e correva fra gli ulivi, lo spinone a fiutargli i calcagni.
Parla di una donna, un nome di vocali che gli pesa sulle palpebre. Porta i ciocchi, li adagia, li attizza e senza tempo, racconta. Dei sogni, dell'amore che imbroglia, confonde, offende, accarezza.
Lei ascolta, le gambe raccolte. Poi (è curioso, non era sua intenzione) dice a sua volta. 
Parole, lisce e gialle, giungono alle labbra senza sforzo, come fossero sempre state lì. Le guarda incantata librarsi nella stanza.
“Sono molto innamorata”. Solo così.
Lui annuisce, lo aveva capito.
"E' il sogno a dare infinite possibilità", le risponde, e sorride amaro.
La porta si apre, un vento muto che fende sposta i loro pensieri, gli occhi.
Eccolo. Porta il passo sicuro dei giusti. Porta il suo viso inquieto e bello. Porta un pezzo di lei.
“Cosa stavate dicendo?”
“Passavamo il tempo, aspettando te”.

6 commenti:

  1. Mi stupisco come l'alchimia delle parole possa
    generare sentimento,
    Questi son chimismi, in 19 righe dare una impressione così forte non è comune, sono incantato da questi scritti minimali e grandissimi.

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    1. Mi commuovo per poco, attenzione...
      Grazie Massimo.

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  2. io trasformerò anche la pietra in oro, ma è indubbio che tu trasformi le parole in emozioni, in cibo per l'anima e lo fai in maniera sublime. Complimenti.
    L'alchimista

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    1. Amico...sto facendo delle danze propiziatorie per te... :)

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