martedì 8 ottobre 2013

Altri altrove

Qualche settimana fa ricevo una telefonata sul numero di casa.
Silenzio. Sospiro.
Mi accingo a riattaccare (ma i maniaci del soffio telefonico, esercitano ancora?), quando qualcuno si schiarisce la voce e saluta.
Lo riconosco al volo: accento teutonico e scandire robotico.
Chiama una volta all'anno, puntuale come il fisco.
Daniele. Uno di quei personaggi borderline, ben integrati nelle comunità peasane. Degno dello stesso riconoscimento accordato al dottore, al farmacista, alla maestra. 
Quelli che continui a chiamare "ragazzi", anche quando sono in andropausa.
Il ragazzo Daniele cammina con le mani dietro la schiena, appena curvo, e parla da solo. Perde i capelli adesso, ma i baffi, radi e corti, sono intoccabili.
Era la mia ombra quando lavoravo al Centro, una sorta di assistente-segretario onnipresente e molto preciso.
"Ciao Gioia. Fatto vacanza? Dove? Al mare? Vieni a trovarmi?"
Provo a rispondere. Non riesco ad inserirmi nella raffica di domande.
Lo spiazzo, gli chiedo come sta.
Silenzio. Sospiro. Riattacca.

11 commenti:

  1. Ahahah decisamente sei andata troppo diretta... mi sa che è uno di quei tipi da cui devi trarre informazioni dai silenzi, dalle esitazioni, dal respiro,...
    Daffo

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  2. Ma davvero ha attaccato appena gli hai chiesto come stava? Particolarissimo... :)

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  3. Ah.... ed io che pensavo di conoscerli/e tutti/e :)

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    1. Eh no, io posso presentartene molti. :)
      E ti dirò, gente molto più serena e completa, di certi individui teoricamente "ben inseriti"...

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    2. Non mi dire che condividiamo anche una precedente esperienza lavorativa perché inizio a preoccuparmi ;-)

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    3. Educatore in un Centro di accoglienza e recupero handicap adulti...
      Corrisponde? :)

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    4. :-O inizio a preoccuparmi!

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