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venerdì 25 ottobre 2013

Stanca

Per Aron tutto era chiuso prima di incontrarla, il mondo non ne voleva sapere di lui. E' così che certe persone possono avvicinarsi l'una all'altra, e così era capitato a loro. L'aveva vista aprire le cose una dopo l'altra, renderle ricche, splendenti di significato. Era penetrato nel mondo delle parole.

In tutti i suoi gesti concentrava tanta luce, che ce n'era anche per lui.
(G. Tunström, L'oratorio di Natale)


Prestandomelo hai detto che era pieno di armonia e di cose che avrei capito. Non pensavo così tanto.
Mentre lo leggo, appunto qualcosa sul post-it verde mela, che appiccico leggero, per non lasciare segni.
Sono state due giornate difficili, disordinate, senz'aria, come le mie borsette dal fondo infinito in cui tutto (biglietti del cinema, una collana, un quaderno, guanti, un'arancia, pasticche) cerca spazio e luce. 
Oggi ho capito. Cos'è che mi fa pensare di non essere degna, di dovermi sempre e in qualche modo meritare uno sguardo d'amore. E di non fare mai abbastanza per tenerlo su di me.
L'ho visto papà Franco, a spremere qualcosa di geniale dalla mia piccola testa confusa. A illuminarsi felice, appagato, quando con fatica trovavo la risposta giusta, quella fuori dagli schemi, quella che mai nessun'altra bambina avrebbe dato. Bingo!
L'amore va conquistato, con impegno. Mai distrarsi, mai abbassare il tiro. All'altezza, sempre.
Però papà, adesso vorrei sedermi un attimo.

venerdì 18 ottobre 2013

Taglia, cuci

Ho riletto cose vecchie.
Che voglia di abbracciare quella Gioia spaventata, persa. In caduta libera.
Però, quanta strada.
Un anno fa, in un giovane autunno, scrivevo così.

Sono cresciuta brada, nessuno a curarsi delle mie peregrinazioni sciolte. Amicizie sbagliate, scivolate, scorni.
La redenzione per mano di un piccolo uomo fragile, spaventato.
Tutto troppo presto, tutto in corsa. La fretta di porre rimedio, di trovare riparo, cura. Casa.
Poi, d'un tratto, lo schiudersi di infinite vite.
No, sono bugie, io non ho meriti. Mi ci sono ritrovata. Mi hanno messo col muso sul dolore, come si fa con un cane e la sua pisciata anarchica. Allora ho capito, visto. 
Non potevo immaginare un'altra vita. Forse pensavo di non saperla vivere.
Così ho tenacemente ricostruito (un quadro spostato, una piccola pianta grassa sul tavolo), raccolto perline rosse troppo leste da afferrare. 
Ma ormai ero accesa. Lampeggiavo. Emanavo. Sono tornata nell'abito vecchio, e non mi andava più bene. Tirava sulle cuciture.
Impossibile, cazzo. Non ce la fai.
Perchè vuoi respirare (hai percepito per un attimo, l'odore di fuori) e ti sembra che il tempo sia troppo poco e troppe, le cose da metterci dentro.

giovedì 17 ottobre 2013

Covare


Sabato prossimo sarò in tournée con la scuolina.
Non è la prima volta, abbiamo già esportato il modello.
Associazioni e gruppi di famiglie ci chiedono di raccontar loro com'è stato possibile far nascere tutto dal niente. Niente contributi, niente struttura, niente aiuti.
Ad un certo punto è spuntata questa casina rossa in mezzo ai campi, e noi ci siamo entrati, discreti. Dieci bimbi e due maestre su qualche tavolo di fortuna. Cinque anni dopo, i bimbi sono trentacinque, le maestre quattro e c'è ogni cosa. Il bollitore per il tè, i computer, appendini colorati, lavagne, seggiole grandi e piccole.
E così dovrò parlare in pubblico. Presente pure l'assessore locale all'istruzione.
L'ho fatto in altre occasioni, anche in sale grandi, anche di fronte a molta gente. Ma tutto è cambiato così tanto, e io non so davvero se riuscirò, questa volta. Ho un gran bisogno di tenere, di non disperdere, di covare al caldo le cose, raccolta. E' una fase di dolce latenza, e silenzio.
Però lo devo a Marco, papà meteorologo e presidente della scuolina, che me l'ha chiesto.
Chissà se una volta seduta, rigorosamente senza microfono, rispolvererò le parole sepolte.

mercoledì 16 ottobre 2013

Universi

L'Ikea, questo universo parallelo.
Fino a qualche anno fa, il Friuli non era stato colonizzato. Qui siamo di tempra aspra.
Così si andava fino a Padova, pur di farsi inghiottire dal parallelepipedo blu, mettersi a tracolla il borsone giallo e acquistare (almeno) la Senap Grov e due scatoline verde acido. Pleonastiche. Ma ci andavo, altrochè.
Adesso, basta una mezz'ora per vederlo comparire all'orizzonte, luminoso e fulgido. Eppure, come ogni altro genere di luogo vastamente illuminato al neon e troppo saturo di sollecitazioni, lo evito accuratamente.
Ieri ci sono entrata con un altro passo. Leggero e deciso insieme. Qui no, qui no, qui passo oltre, qui devo vedere questo. E poi la ragazza in divisa d'ordinanza che ha preso in carico la questione era dotata di una certa ironia e di un sorriso dolce, cosa non scontata nella remota colonia svedese alle ore 18.30.
"Sai", mi dice ridendo, "pare che il signor Ingvar Kamprad sia sia divertito ad inventare i nomi più assurdi per i suoi prodotti...potrei scriverci un libro con gli strambolotti* che sento!"
Nonostante tutto, ne esco a ora di cena sfatta dalla stanchezza. Troppa luce, troppi colori, troppo tutto.
Però sorrido. E sgranocchio le mie Potatischips Gräddfil Lök, lieta di assaporare e sentire.

*strambolotti =  dal friulano "strombolot" (svarione, papera, schiocchezza)

lunedì 14 ottobre 2013

Shopping

E dopo tanto selezionare...
Era da tanto tempo che non mi godevo una serata QUI.
Come spulciare nel baule della nonna. Come entrare in una boutique sur les Quais de Seine.
Abbigliamento e scarpe retrò, che mi incantano.
Due o tre anni fa ho acquistato due abitini e un paio di stivali, in saldo. Il problema sono le spese di spedizione, perchè il sito è USA. Ma che gran soddisfazione.
Mi vedevo già a passeggio lungo un viale di tigli arancioni. Sole e cielo e foglie.
Certo, ora resisto, non è tempo di acquisti. Tant'è. Si può sognare lo stesso, no?

domenica 13 ottobre 2013

Clint sempreverde

E' cambiato egregiamente.
Perchè lui è cresciuto, non invecchiato. Prima bellissimo, poi fascinoso, poi impegnato, geniale. Ha assecondato il tempo, gli è stato amico.
E non ne sbaglia una.
In Million dollar baby 
La gente muore ogni giorno Frankie, mentre lucida il pavimento o lava i piatti.
Sai qual è il loro ultimo pensiero? Non ho mai avuto un'occasione.
Invece grazie a te Maggie ce l'ha avuta, e se morisse oggi sai quale sarebbe il suo ultimo pensiero? Ho avuto l'occasione che volevo.

Ne I Ponti di Madison County.
Non sono sicuro di averti dentro di me, né di essere dentro di te, e neppure di possederti. E in ogni caso, non è al possesso che aspiro. Credo invece che siamo entrambi dentro un altro essere che abbiamo creato, e che si chiama "noi".
Azz. Come sono romantica, stasera. Sarà la tisana melissa e tiglio?

sabato 12 ottobre 2013

In my shoes


E' una serata bellissima, figlia di un giorno cupo di piogge e grigio di cumuli. Non sapevo che ogni nube avesse un suo nome. E sono nomi da gran signore: madama Cirri, donna Nembi, lady Strati.
Ne parla un libro scritto da Fosco Maraini (e corredato dalle fotografie di Fulvio Roiter), gran viaggiatore e conoscitore di culture: Nuvolario, ormai introvabile. Anzi, se qualcuno mi aiutasse in questa ricerca vana, godrebbe della mia eterna riconoscenza.
Insomma, ho divagato.
Dicevo di questa serata bellissima.
Di quelle che ti vien voglia di buttare due maglioni in una sacca. E andare.
Di quelle che se stai guidando, in una luce viola a gialla assieme, l'auto ti porta fuori, fuori dal traffico, fuori dalle rotte mille volte scritte, a cercare carrarecce di buchi e pozze.
Di quelle che qualsiasi scarpa potrebbe essere adatta.

venerdì 11 ottobre 2013

Qui da me


This light is pit, alive and I can see you clear
I could take your hand, and feel your breath
For feel this someday this will be over
I pull you close, so much to lose
Knowing that, nothing lasts forever
I didn’t care before you were here
A distant laughter, with the ever after
But all things change, let this remain

Oggi pensavo al tempo, che è sempre poco. Ci sono alcune persone care, che mai riesco a incontrare.
Sarà perchè quando finalmente arrivo a casa, mi costa tanta fatica uscire. Sarà che detesto i bar, i caffè, i ristoranti, le pizzerie, le enoteche e i centri commerciali. 
Allora lascio la porta socchiusa. La caffettiera carica. Una birra in frigo. Biscotti e patatine sono nella dispensa, entrando in cucina a destra. La copertina calda e bianca è sul divano, dovesse far fresco.
Prego, entrate. Sarà bello abbracciarvi.

giovedì 10 ottobre 2013

Tanta strada

Rifarei ogni cosa.
Passeggiare in quell'agosto condensato, Gloria e Marilde amiche da sbucciare, una storia dentro l'altra. La scrittura sotto gli ulivi, le notti gialle da presepe.
Perdermi in un autunno di parole e guardandomi la punta delle scarpe da tennis, cercare a tentoni l'uscita.
Disertare il Natale, per la prima volta. Sola, il maglione grigio stretto addosso.
E il delirante febbraio. Pensare che da adolescente non aspettavo altro: scorazzare vestita da Minnie sui motorini altrui. Maschere. Da mettere, da calare.
La Primavera, un oltraggio agli occhi stanchi, alla pelle diafana. Quell'orto come un relitto in mezzo al nulla, da abbracciare stanca, troppo stanca per nuotare.
Tutto rifarei, dall'inizio.
Per arrivare qui.

martedì 8 ottobre 2013

Altri altrove

Qualche settimana fa ricevo una telefonata sul numero di casa.
Silenzio. Sospiro.
Mi accingo a riattaccare (ma i maniaci del soffio telefonico, esercitano ancora?), quando qualcuno si schiarisce la voce e saluta.
Lo riconosco al volo: accento teutonico e scandire robotico.
Chiama una volta all'anno, puntuale come il fisco.
Daniele. Uno di quei personaggi borderline, ben integrati nelle comunità peasane. Degno dello stesso riconoscimento accordato al dottore, al farmacista, alla maestra. 
Quelli che continui a chiamare "ragazzi", anche quando sono in andropausa.
Il ragazzo Daniele cammina con le mani dietro la schiena, appena curvo, e parla da solo. Perde i capelli adesso, ma i baffi, radi e corti, sono intoccabili.
Era la mia ombra quando lavoravo al Centro, una sorta di assistente-segretario onnipresente e molto preciso.
"Ciao Gioia. Fatto vacanza? Dove? Al mare? Vieni a trovarmi?"
Provo a rispondere. Non riesco ad inserirmi nella raffica di domande.
Lo spiazzo, gli chiedo come sta.
Silenzio. Sospiro. Riattacca.

lunedì 7 ottobre 2013

Altrove

Troppe cose, troppe cose. Pensieri, parole, opere, omissioni.
Dimentico gli impegni, gli orari, le scadenze.
Guido nervosamente, corro, spingo sull'acceleratore imprecando.
Allora, mentre la pelle mi si stringe addosso, provo ad aprire il cassetto. Quello delle cose preziose, dei biglietti piegati, degli scontrini salvati, degli odori annusati.
C'è, il mio luogo, il mio Altrove. Quello in cui fermarmi a riposare. Quello del silenzio e del respiro.
C'è, e mi aspetta.

domenica 6 ottobre 2013

Lumini accesi

Ieri, diversi segni della grazia nella mia vita:
- Alla finestra guardare il cielo pesante, e poter decidere che sì, voglio restarmene fra nuvole e lenzuola.     
Godere un mattino di pigro non fare, finalmente.
- Una cioccolata calda nel bicchierino termico, sorseggiata sotto un corridoio di glicini, carichi di foglie.
- Un incontro casuale. Leggere, negli occhi chiari e belli di chi mi ha incontrata e frequentata quando viaggavo a pelo d'acqua, un riconoscimento. Come a dirmi sì, ti capisco, hai rovesciato la scatola, ma va bene così.
- La sciarpa grigia di lana grossa, intorno al collo, a raccogliere profumo di crema al tè verde.
- Una serata di vento freddo e chiacchiere fitte, confessioni e sigarette, sul terrazzo che immagino fiorito e curato in primavera, non più mio. Consapevolmente e dolcemente.
Oggi freddo bagnato. E penso a Serena che guarda incredula la piccola Agata sorridere di gengive, a Jessica che già pensa ai rossi decori di Natale, a Giuli che porta sottobraccio il suo dolore provando a vivere.
Mi sento nelle cose. Mi sento amata.

venerdì 4 ottobre 2013

Compere


La donna cammina morbido, come affondasse le piante dei piedi nella sabbia fine.
Oscilla gialla la coda di cavallo.
Entra nella bottega, odore di crauti e baccalà. Si spostano lenti gli occhi asciutti di un commesso vecchio come il tino scuro, colmo di fagioli secchi.
La guarda vago, e prova fastidio. E' sfacciata la giovinezza. Ingiusta.
"Pioverà", le dice, come a ferirla.
"No, il cielo si sta aprendo". E schiude la bocca rossa e mostra denti da torrone alle nocciole.
"Prego", replica lui vinto, piegando appena le ginocchia logore.
"Mezzo chilo di ardore e due etti di imprudenza, grazie".
Dal vetro sporco avanza sulle cose un sole acceso.

giovedì 3 ottobre 2013

Maestre


Meraviglia assoluta.
Regalo senza pari. Pensato col cuore e il sorriso.
Maestre larghe oppure sottili. Maestre scure, chiare, ricce, lisce, a pallini, a fiori, a spirali, a scacchi e in varie fantasie. Anche a righe e a quadretti, naturalmente. E dentro le maestre, invece, cosa c’è?

Nelle giornate buone, la maestra fa entrare nei bambini quello che serve senza perdere niente per strada, nè restare svuotata del più piccolo aggettivo. 



Oggi Riccardo non è venuto a scuola, perchè si è dilungato nel prepararsi e ha fatto arrabbiare il papà, che aveva fretta e doveva andare al lavoro. Così l'ha lasciato a casa, per fargli capire. 
E che punizione è mai questa, si potrebbe dire?
Invece lui mi manda un biglietto, tramite la mamma.
Mi sono sentito male  a non essere andato a scuola. Per me non essere a scuola è come se fosse morto qualcuno perchè mi perdo delle esperienze nuove. Nel futuro penso che deciderò di fare le cose più urgenti prima.

mercoledì 2 ottobre 2013

Cantare assieme


Quando il Giamba prende su la chitarra, spero sempre si possa cantare.
Ecchissenefrega come.
Che poi le voci si confondono, e gli occhi cercano le bocche, e si sorride. Le parole che mancano a te, sono quelle che l'altro conosce.
"La sai fare questa?", e lui prova, improvvisa.
 Vorresti non finisse mai. Perchè la voce è un po' te, e la lasci andare a dire. Di te.


martedì 1 ottobre 2013

Se telefonando...

Ho sempre avuto un rapporto complesso con il telefono. Una sorta di dipendenza affettiva.
Ai tempi delle elementari, se rincasando non trovavo nessuno venivo invasa da pensieri catastrofico-apocalittici. Contattavo quindi ansiosamente nell'ordine: la compagna di banco, la segretaria di papà, i nonni a Udine, le colleghe della mamma (che sicuramente avevano raccolto le sue ultime volontà), qualche numero a caso.
Un paio di anni dopo, nei lunghi pomeriggi solitari di bora e Nesquik, seguivo con accanimento la trasmissione di una radio locale. Ricchi premi e cotillon venivano elargiti ai tenaci ascoltatori che dopo infiniti tentativi, conquistavano la linea. Tentai e vinsi molto, la bolletta lo disse chiaramente. 
E poi più avanti, seduta per terra nel corridoio di parquet tra i libri di scuola aperti, il vecchio telefono posato alle ginocchia. Sussurri e risate nella cornetta fra collo e spalla.
"Metti giù", intimava la mamma dalla cucina, "è un'ora che sei lì!".
Ecco, in verità non sono cambiata molto. 
Mi imbarazza un po'ammetterlo.

domenica 29 settembre 2013

Cucina e paure


Ho riascoltato Samuele Bersani, vecchi e nuovi pezzi, grazie alla piccola e grande Astrolabia.

Se non ti spaventerai con le mie paure, 
un giorno che mi dirai le tue troveremo il modo di rimuoverle.
In due si può lottare come dei giganti contro ogni dolore 

e su di me puoi contare per una rivoluzione.
Tu hai l'anima che vorrei avere


Piove a dirotto, tira vento. 
Mi sono alzata presto, ho fatto una torta per il compleanno della nonna (93 anni di lucida consapevolezza), ho impastato un po' di piadine perchè non ho più pane.
E la cucina si è riempita di profumi, tegami, pensieri, musica.
Le paure. Puoi ben vedere da dove sgorgano, ed è già una gran cosa. Hanno nome e cognome. 
Poi le sezioni bene, le apri, con la punta del coltello.
Qualcosa inevitabilmente scarti. Le tossine, le spine, la parte marcia.
Quello che tieni, va ben collocato dentro, ad incastro. E' monito, ricordo, radice, segnale di fumo, scoria inattiva, campanello d'allarme, coscienza.
Direi che sono ancora al coltello. Pronta ad incidere.

Domani, dopodomani, appena dietro l'angolo



What if there was no light
nothing wrong, nothing right
what if there was no time?
And no reason or rhyme?
What if you should decide
that you don’t want me there by your side
that you don’t want me there in your life





Da qualche giorno la città tace sotto un ombrello di nubi basse, dai vapori spessi. I rumori si fanno di talco bianco, il tempo cambia, si espande e si contrae, come un respiro corto.
Ieri ho deciso che farò quel corso. Short stories. Mauro è bravo, sa condurre, sa leggere e usare le parole. Con lui questa volta, anche Pino Roveredo, lo scrittore. Sono passati due anni dall'ultima volta, e mi sembrano cento. Raggiungevo la Feltrinelli in bici, il sabato mattina, con la tracolla piena di incipit, dialoghi, vite immaginate e raccontate. Non sapevo che tutto il mio mondo fosse prossimo al collasso.
E ora sono qui, imbastita col filo grezzo, intera.
Domani dimettono la mia amica: torna a casa. Stanca, provata, ma il primo passo è fatto.
Sarà una settimana di piccole e grandi cose. 
Cose che mi portano proprio là, dove la luce è accesa.

sabato 28 settembre 2013

Scrivere con i piedi


Le strade hanno una voce, ne son certo
le scarpe son fatte per sentirla.
La narrazione è figlia del cammino
non è con una penna o con le mani
ma con i piedi che credo si scriva.

Io guardo nei gesti. Nei fondi di caffè. Cerco invisibili tracce di straordinarietà: bracciali di perline sotto polsini inamidati, ciocche fuggite a crocchie troppo strette, infiniti addii nelle pieghe di un sorriso.
Scopro adesso uno sguardo ampio, largo, che spazia e raccoglie. Un contemplare lento e pieno, cadenzato da passi leggeri, e solidi. 
Sì, ora vorrei che le mie parole fiorissero dal ritmo dolce di quel camminare. Pulite.

giovedì 26 settembre 2013

Fidarsi



Oggi con i bambini abbiamo lavorato sulle emozioni.
Cos'è un'emozione? Dove la sento? Quando? Quante sfumature hanno la felicità o l'amore? E alla rabbia, o al dolore diamo pari dignità?
Devo mantenere un'espressione neutra e partecipe, mentre ipotizzano e si pongono domande.
Sorriderei e li abbraccerei, per questo loro esplorarsi dentro.
Il più grande, figlio di atei convinti, mi dice sognante: "il momento in cui sono stato più felice è quando mi sono battezzato, l'anno scorso".
"Cos'hai sentito?", gli chiedo.
"Eh maestra, ero più nel mondo di Dio".
Puliti, capaci di sperare, di affidarsi senza troppe domande o resistenze.
Daffo oggi posta qualcosa che mi muove e mi entra.
La calma è uno dei modi per dimostrare all'Universo che abbiamo fiducia in lui.
Accidenti.
Io, che vorrei posarmi un attimo, dopo questo lungo volo. Io, mi fido dell'Universo, credo che mi condurrà in qualche modo su quel filo teso, a ripulirmi le ali?