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lunedì 28 ottobre 2013

Settimana corta

Ho trovato questa foto, scattata un anno fa, a casa della mia mamma. Ero da lei (aveva preso diligentemente nota del mio arrivo) in un giorno di bora e pozzanghere. In piena tempesta.
Oggi, dodici mesi dopo. 
Scelgo un'altra pietruzza per il mosaico. La tasto, liscia, azzurra, lucente, e la incastro spingendo appena.
Il disegno non si vede ancora, o forse si può appena intuire facendo parecchi passi indietro. Disarmante, da tanto è bello. 
Di tesserine, ne mancano ancora.
La vita sei tu, fidati di te. Così mi scrivi amica, in un messaggio dei tuoi, che hanno il sapore del vino nero che imbottigli, fruttato e mosso.
Giovedì torna il sole. E venerdì vorrei salire, nella casa fra castagneti e foglie gialle. Dormire, leggere, cucinare zucca e pancetta. 
E fidarmi un po' di me.

domenica 27 ottobre 2013

Boschi e volpi

Le volpi-cornicetta del mio sogno. Stamattina ho provato a disegnarle. Uguali!

Chiudi gli occhi bambina, e sogna.
Sogna le volpi rosse, che allargano le zampe, una via l'altra, come in una di quelle cornicette che si fanno nei fogli a quadretti. Naso nero, baffi, coda folta dalla punta bianca. Pare quasi che sorridano.
Sogna bambina. Le braccia che ti stringono sono due, il respiro che senti, uno solo, col tuo.
Sogna la casetta nel bosco, quattro travi fanno una veranda. Uno scampolo di stoffa fa una tenda. Una pentola sul fuoco fa il minestrone. Sogna bambina.
Chi ti ha detto che non si può sognare? Tu, eri così brava a sognare.
Ti ricordi?
Un asciugamano secco di bucato, steso sul marmo del corridoio. Bollicine e cannuccia in un bicchiere di vetro grosso. Fingevi di mare, di spiagge, di ombrelloni, di bibite verde smeraldo. Fingevi di tuffi, schiamazzi, risate. Invece era tutto lì, grigio e angusto: un appartamento scatola in una casa scatola, in un quartiere scatola. Odore di carote lesse, alle quattro del pomeriggio.
Ma tu, vedevi il mare.
E quando viaggiavi, seduta all'indiana sul copriletto di ciniglia marrone? In un attimo eri sopra i tetti, e tutto si faceva piccolo, risibile, lontano.
E il tavolo rotondo? Bastava buttarci sopra un lenzuolo ed ecco le mille stanze di un palazzo incantato. Guardate la principessa dai biondi capelli, guardatela scendere la scala di cristallo!
Eri brava a sognare.
Come dici? Che non c'era altro modo per sopravvivere?
Sì, forse è vero. Però ne hai creati di mondi. 
Mondi rifugio, mondi guscio, mondi ombrello, mondi scialle di lana. Bastava un niente, uno schioccare di lingua, uno sbattere di ciglia, un colpo di tacco. E via, non c'eri più.
Niente spinaci all'olio, disegni sbagliati, mani severe, ombre scure. Tu andavi, leggera, e lasciavi tutto lì. Caspita, che magia. E loro, che stupidi, pensavano tu fossi ancora lì, la testa china sul piatto.
Lo vedi, tu sapevi sognare.
Capisco, hai paura. Credi che anche questo abbraccio possa essere fatto della materia dei sogni. Un mondo dei tuoi, un luogo fatato, un posto delle fragole. Temi che sia tutto per finta, che se ti volterai appena, troverai solo grigio e polvere. Fine del viaggio: smontare dalla coperta volante, uscire dal palazzo senza scarpe, scoprire marmo freddo, là dove c'era il mare. Solo spinaci all'olio e ombre scure.
No bambina.
Guardalo questo abbraccio, toccalo, saggialo coi denti, scuotilo. E' di sasso, terra, legno, carne.
Lasciati tenere salda bambina, sciogli i ricordi, puoi restare.
E sogna, sogna di volpi e boschi.

venerdì 25 ottobre 2013

Stanca

Per Aron tutto era chiuso prima di incontrarla, il mondo non ne voleva sapere di lui. E' così che certe persone possono avvicinarsi l'una all'altra, e così era capitato a loro. L'aveva vista aprire le cose una dopo l'altra, renderle ricche, splendenti di significato. Era penetrato nel mondo delle parole.

In tutti i suoi gesti concentrava tanta luce, che ce n'era anche per lui.
(G. Tunström, L'oratorio di Natale)


Prestandomelo hai detto che era pieno di armonia e di cose che avrei capito. Non pensavo così tanto.
Mentre lo leggo, appunto qualcosa sul post-it verde mela, che appiccico leggero, per non lasciare segni.
Sono state due giornate difficili, disordinate, senz'aria, come le mie borsette dal fondo infinito in cui tutto (biglietti del cinema, una collana, un quaderno, guanti, un'arancia, pasticche) cerca spazio e luce. 
Oggi ho capito. Cos'è che mi fa pensare di non essere degna, di dovermi sempre e in qualche modo meritare uno sguardo d'amore. E di non fare mai abbastanza per tenerlo su di me.
L'ho visto papà Franco, a spremere qualcosa di geniale dalla mia piccola testa confusa. A illuminarsi felice, appagato, quando con fatica trovavo la risposta giusta, quella fuori dagli schemi, quella che mai nessun'altra bambina avrebbe dato. Bingo!
L'amore va conquistato, con impegno. Mai distrarsi, mai abbassare il tiro. All'altezza, sempre.
Però papà, adesso vorrei sedermi un attimo.

giovedì 24 ottobre 2013

Scrittori e scritture


Ieri sera prima lezione del laboratorio "Short stories". Emozione da primo giorno di scuola. Rosicchiavo la penna nell'attesa dell'inizio.
Mauro in gran splovero, più incisivo e ispirato che mai.
Sedici corsisiti, e stranamente la percentuale di uomini è alta. Il partecipante più giovane è un imberbe attore ventenne. La più anziana una cardiologa in pensione.
Una mamma col pancione, un traduttore di testi per l'infanzia, un metalmeccanico.
Presentazioni reciproche, testi di vari autori, un bel video di Baricco (qui) sul senso dello scrivere.
Interessante la citazione di Covacich: 
Non pensare a scrivere, pensa a vivere. Se vivi pienamente, se presti attenzione alle cose che ti succedono attorno, se ascolti e ti ascolti, il più è fatto. L’esperienza si trasformerà in scrittura, pretenderà una voce, una pagina.

Così oggi i miei poveri alunni si sono subiti un pippone sulla scrittura, pieno di fervore. Sulla gioia del comunicare emozione attraverso le parole. Sul cogliere, sull'esprimere, sul raccontare.
Ed ecco che qualcuno ha raccolto le sue emozioni, nere sulla pagina bianca.
Mi sono commossa.

La paura
La paura è un sentimento brutto
che viene quando c'è notte, 
che spaventa i bambini come un cacciatore che uccide un orso.
La paura ti aggancia il cuore
e ti porta all'inferno.
La paura è un sentimento primitivo.
La paura è importante, senza quella non potremmo vivere.
La paura ti porta alla tristezza, all'amore, alla felicità.
La paura è vita.

domenica 20 ottobre 2013

Le Ere del pianeta Gioia

Stamattina, mentre sistemavo due cose in casa e mi preparavo ad un pomeriggio impegnativo, pensavo a questo blog. A come mi ha accompagnata. A come mi ha accolta quando le cose da dire premevano forte. Alle persone belle, che mi ha fatto incontrare.
E mentre mi dicevo tutto questo, una folgorazione.
Oddio, una folgorazione nel piccolo pianeta di Gioia. Direttamente proporzionale.
Insomma, ho capito che questo blog, ha contraddistinto un'Era. E se un'Era geologica rappresenta il tempo trascorso fra due estinzioni di massa, potrei dire che nel mondo di Gioia, rappresenta il tempo trascorso fra l'avvistare la terraferma e il raggiungerla.
Sto lavorando affinchè molte cose trovino il loro assetto. Mi piacerebbe a gennaio, aver trovato stabilità e pace. Aver toccato terra. Se guardo col cannocchiale la vedo, ed è verde, dolce, vergine.
A quel punto, anche questo rifugio di racconti, ricordi e storie, avrà finito il suo ciclo vitale. 
Racconti, ricordi e storie. Spesso anche segreti, silenzi, persone e luoghi vestiti da altro, che non potevano prendere forma, qui. 
Menzogne? No, menzogne no. Magari solo protettive omissioni.
Voglio, dall'inizio del prossimo anno, chiudere questa casa. E poi forse costruirne un'altra. Chissà. 
Una casa luminosa, aperta, in cui ogni volto, ogni nome, ogni piazza attraversata, possano trovare asilo e spazio. In cui dare parole e gesti alle persone amate, spostandole in un cono di luce.
E' il venti ottobre. Fra due mesi o poco più, devo aver sgombrato. 
Qualcuno, ha degli scatoloni?

giovedì 17 ottobre 2013

Covare


Sabato prossimo sarò in tournée con la scuolina.
Non è la prima volta, abbiamo già esportato il modello.
Associazioni e gruppi di famiglie ci chiedono di raccontar loro com'è stato possibile far nascere tutto dal niente. Niente contributi, niente struttura, niente aiuti.
Ad un certo punto è spuntata questa casina rossa in mezzo ai campi, e noi ci siamo entrati, discreti. Dieci bimbi e due maestre su qualche tavolo di fortuna. Cinque anni dopo, i bimbi sono trentacinque, le maestre quattro e c'è ogni cosa. Il bollitore per il tè, i computer, appendini colorati, lavagne, seggiole grandi e piccole.
E così dovrò parlare in pubblico. Presente pure l'assessore locale all'istruzione.
L'ho fatto in altre occasioni, anche in sale grandi, anche di fronte a molta gente. Ma tutto è cambiato così tanto, e io non so davvero se riuscirò, questa volta. Ho un gran bisogno di tenere, di non disperdere, di covare al caldo le cose, raccolta. E' una fase di dolce latenza, e silenzio.
Però lo devo a Marco, papà meteorologo e presidente della scuolina, che me l'ha chiesto.
Chissà se una volta seduta, rigorosamente senza microfono, rispolvererò le parole sepolte.

lunedì 14 ottobre 2013

Shopping

E dopo tanto selezionare...
Era da tanto tempo che non mi godevo una serata QUI.
Come spulciare nel baule della nonna. Come entrare in una boutique sur les Quais de Seine.
Abbigliamento e scarpe retrò, che mi incantano.
Due o tre anni fa ho acquistato due abitini e un paio di stivali, in saldo. Il problema sono le spese di spedizione, perchè il sito è USA. Ma che gran soddisfazione.
Mi vedevo già a passeggio lungo un viale di tigli arancioni. Sole e cielo e foglie.
Certo, ora resisto, non è tempo di acquisti. Tant'è. Si può sognare lo stesso, no?

sabato 12 ottobre 2013

In my shoes


E' una serata bellissima, figlia di un giorno cupo di piogge e grigio di cumuli. Non sapevo che ogni nube avesse un suo nome. E sono nomi da gran signore: madama Cirri, donna Nembi, lady Strati.
Ne parla un libro scritto da Fosco Maraini (e corredato dalle fotografie di Fulvio Roiter), gran viaggiatore e conoscitore di culture: Nuvolario, ormai introvabile. Anzi, se qualcuno mi aiutasse in questa ricerca vana, godrebbe della mia eterna riconoscenza.
Insomma, ho divagato.
Dicevo di questa serata bellissima.
Di quelle che ti vien voglia di buttare due maglioni in una sacca. E andare.
Di quelle che se stai guidando, in una luce viola a gialla assieme, l'auto ti porta fuori, fuori dal traffico, fuori dalle rotte mille volte scritte, a cercare carrarecce di buchi e pozze.
Di quelle che qualsiasi scarpa potrebbe essere adatta.

venerdì 11 ottobre 2013

Qui da me


This light is pit, alive and I can see you clear
I could take your hand, and feel your breath
For feel this someday this will be over
I pull you close, so much to lose
Knowing that, nothing lasts forever
I didn’t care before you were here
A distant laughter, with the ever after
But all things change, let this remain

Oggi pensavo al tempo, che è sempre poco. Ci sono alcune persone care, che mai riesco a incontrare.
Sarà perchè quando finalmente arrivo a casa, mi costa tanta fatica uscire. Sarà che detesto i bar, i caffè, i ristoranti, le pizzerie, le enoteche e i centri commerciali. 
Allora lascio la porta socchiusa. La caffettiera carica. Una birra in frigo. Biscotti e patatine sono nella dispensa, entrando in cucina a destra. La copertina calda e bianca è sul divano, dovesse far fresco.
Prego, entrate. Sarà bello abbracciarvi.

giovedì 10 ottobre 2013

Tanta strada

Rifarei ogni cosa.
Passeggiare in quell'agosto condensato, Gloria e Marilde amiche da sbucciare, una storia dentro l'altra. La scrittura sotto gli ulivi, le notti gialle da presepe.
Perdermi in un autunno di parole e guardandomi la punta delle scarpe da tennis, cercare a tentoni l'uscita.
Disertare il Natale, per la prima volta. Sola, il maglione grigio stretto addosso.
E il delirante febbraio. Pensare che da adolescente non aspettavo altro: scorazzare vestita da Minnie sui motorini altrui. Maschere. Da mettere, da calare.
La Primavera, un oltraggio agli occhi stanchi, alla pelle diafana. Quell'orto come un relitto in mezzo al nulla, da abbracciare stanca, troppo stanca per nuotare.
Tutto rifarei, dall'inizio.
Per arrivare qui.

lunedì 7 ottobre 2013

Altrove

Troppe cose, troppe cose. Pensieri, parole, opere, omissioni.
Dimentico gli impegni, gli orari, le scadenze.
Guido nervosamente, corro, spingo sull'acceleratore imprecando.
Allora, mentre la pelle mi si stringe addosso, provo ad aprire il cassetto. Quello delle cose preziose, dei biglietti piegati, degli scontrini salvati, degli odori annusati.
C'è, il mio luogo, il mio Altrove. Quello in cui fermarmi a riposare. Quello del silenzio e del respiro.
C'è, e mi aspetta.

domenica 6 ottobre 2013

Lumini accesi

Ieri, diversi segni della grazia nella mia vita:
- Alla finestra guardare il cielo pesante, e poter decidere che sì, voglio restarmene fra nuvole e lenzuola.     
Godere un mattino di pigro non fare, finalmente.
- Una cioccolata calda nel bicchierino termico, sorseggiata sotto un corridoio di glicini, carichi di foglie.
- Un incontro casuale. Leggere, negli occhi chiari e belli di chi mi ha incontrata e frequentata quando viaggavo a pelo d'acqua, un riconoscimento. Come a dirmi sì, ti capisco, hai rovesciato la scatola, ma va bene così.
- La sciarpa grigia di lana grossa, intorno al collo, a raccogliere profumo di crema al tè verde.
- Una serata di vento freddo e chiacchiere fitte, confessioni e sigarette, sul terrazzo che immagino fiorito e curato in primavera, non più mio. Consapevolmente e dolcemente.
Oggi freddo bagnato. E penso a Serena che guarda incredula la piccola Agata sorridere di gengive, a Jessica che già pensa ai rossi decori di Natale, a Giuli che porta sottobraccio il suo dolore provando a vivere.
Mi sento nelle cose. Mi sento amata.

giovedì 3 ottobre 2013

Maestre


Meraviglia assoluta.
Regalo senza pari. Pensato col cuore e il sorriso.
Maestre larghe oppure sottili. Maestre scure, chiare, ricce, lisce, a pallini, a fiori, a spirali, a scacchi e in varie fantasie. Anche a righe e a quadretti, naturalmente. E dentro le maestre, invece, cosa c’è?

Nelle giornate buone, la maestra fa entrare nei bambini quello che serve senza perdere niente per strada, nè restare svuotata del più piccolo aggettivo. 



Oggi Riccardo non è venuto a scuola, perchè si è dilungato nel prepararsi e ha fatto arrabbiare il papà, che aveva fretta e doveva andare al lavoro. Così l'ha lasciato a casa, per fargli capire. 
E che punizione è mai questa, si potrebbe dire?
Invece lui mi manda un biglietto, tramite la mamma.
Mi sono sentito male  a non essere andato a scuola. Per me non essere a scuola è come se fosse morto qualcuno perchè mi perdo delle esperienze nuove. Nel futuro penso che deciderò di fare le cose più urgenti prima.

martedì 1 ottobre 2013

Se telefonando...

Ho sempre avuto un rapporto complesso con il telefono. Una sorta di dipendenza affettiva.
Ai tempi delle elementari, se rincasando non trovavo nessuno venivo invasa da pensieri catastrofico-apocalittici. Contattavo quindi ansiosamente nell'ordine: la compagna di banco, la segretaria di papà, i nonni a Udine, le colleghe della mamma (che sicuramente avevano raccolto le sue ultime volontà), qualche numero a caso.
Un paio di anni dopo, nei lunghi pomeriggi solitari di bora e Nesquik, seguivo con accanimento la trasmissione di una radio locale. Ricchi premi e cotillon venivano elargiti ai tenaci ascoltatori che dopo infiniti tentativi, conquistavano la linea. Tentai e vinsi molto, la bolletta lo disse chiaramente. 
E poi più avanti, seduta per terra nel corridoio di parquet tra i libri di scuola aperti, il vecchio telefono posato alle ginocchia. Sussurri e risate nella cornetta fra collo e spalla.
"Metti giù", intimava la mamma dalla cucina, "è un'ora che sei lì!".
Ecco, in verità non sono cambiata molto. 
Mi imbarazza un po'ammetterlo.

domenica 29 settembre 2013

Cucina e paure


Ho riascoltato Samuele Bersani, vecchi e nuovi pezzi, grazie alla piccola e grande Astrolabia.

Se non ti spaventerai con le mie paure, 
un giorno che mi dirai le tue troveremo il modo di rimuoverle.
In due si può lottare come dei giganti contro ogni dolore 

e su di me puoi contare per una rivoluzione.
Tu hai l'anima che vorrei avere


Piove a dirotto, tira vento. 
Mi sono alzata presto, ho fatto una torta per il compleanno della nonna (93 anni di lucida consapevolezza), ho impastato un po' di piadine perchè non ho più pane.
E la cucina si è riempita di profumi, tegami, pensieri, musica.
Le paure. Puoi ben vedere da dove sgorgano, ed è già una gran cosa. Hanno nome e cognome. 
Poi le sezioni bene, le apri, con la punta del coltello.
Qualcosa inevitabilmente scarti. Le tossine, le spine, la parte marcia.
Quello che tieni, va ben collocato dentro, ad incastro. E' monito, ricordo, radice, segnale di fumo, scoria inattiva, campanello d'allarme, coscienza.
Direi che sono ancora al coltello. Pronta ad incidere.

sabato 28 settembre 2013

Scrivere con i piedi


Le strade hanno una voce, ne son certo
le scarpe son fatte per sentirla.
La narrazione è figlia del cammino
non è con una penna o con le mani
ma con i piedi che credo si scriva.

Io guardo nei gesti. Nei fondi di caffè. Cerco invisibili tracce di straordinarietà: bracciali di perline sotto polsini inamidati, ciocche fuggite a crocchie troppo strette, infiniti addii nelle pieghe di un sorriso.
Scopro adesso uno sguardo ampio, largo, che spazia e raccoglie. Un contemplare lento e pieno, cadenzato da passi leggeri, e solidi. 
Sì, ora vorrei che le mie parole fiorissero dal ritmo dolce di quel camminare. Pulite.

giovedì 26 settembre 2013

Fidarsi



Oggi con i bambini abbiamo lavorato sulle emozioni.
Cos'è un'emozione? Dove la sento? Quando? Quante sfumature hanno la felicità o l'amore? E alla rabbia, o al dolore diamo pari dignità?
Devo mantenere un'espressione neutra e partecipe, mentre ipotizzano e si pongono domande.
Sorriderei e li abbraccerei, per questo loro esplorarsi dentro.
Il più grande, figlio di atei convinti, mi dice sognante: "il momento in cui sono stato più felice è quando mi sono battezzato, l'anno scorso".
"Cos'hai sentito?", gli chiedo.
"Eh maestra, ero più nel mondo di Dio".
Puliti, capaci di sperare, di affidarsi senza troppe domande o resistenze.
Daffo oggi posta qualcosa che mi muove e mi entra.
La calma è uno dei modi per dimostrare all'Universo che abbiamo fiducia in lui.
Accidenti.
Io, che vorrei posarmi un attimo, dopo questo lungo volo. Io, mi fido dell'Universo, credo che mi condurrà in qualche modo su quel filo teso, a ripulirmi le ali?

giovedì 19 settembre 2013

Nient'altro

C'è un momento in bianco e nero, strappato da un fotografo di turisti spaesati, in piazza San Marco.
Venezia, autunno. Svariate sfumature di grigio.
Io pallida, bionda e col caschetto, un cappottino lungo blu. 
Il profilo buono della nonna Felicita, sorridente e fresca di messa in piega, nel tailleur fondo crema e geometrie.
Il nonno Giovanni spavaldo, aperto, completo scuro e camicia bianca, a tenermi le spalle.
Colombi grassi attorno.
Non so perchè, ma mi mette addosso una gran malinconia. Mi ricorda la nausea da tragitti in auto, l'odore del Labello e il sapore delle Golia, dure sotto i denti appena faceva freddo.
Per i nonni ero il centro. 
Una ballerina in tutù, che appare da dietro le tende acriliche del salotto, e si inchina. Oceano di applausi.
Una cacciatrice di lucciole sul far della sera, che saltella leggera, il bottino in un bicchiere rovesciato sulla mano.
Una talentuosa pianista da Bontempi, lunghi e vibranti canti stonati sotto un albero di Natale sintetico. Verde smeraldo.
Mi chiedevano di essere quello che ero. Nient'altro.

martedì 17 settembre 2013

Appartenere

Ho controllato se avevo già postato qualcosa con questo titolo.
No. 
Strano.
Perchè "appartenere" è una parola che mi appartiene. Molto.
La scorsa primavera, cena fra amici. Discorsi di vacanze, famiglia, luoghi. La sensazione di guardare tutto da un angolo, di non meritarmi quel posto a tavola.
Appartengo a. Non appartengo a.
Senza involucro e ormeggio, oltre il rassicurante passo cadenzato delle abitudini, ero poco più di niente.
Stasera, raccolta nella mia terrazza, con la dolce cicca del dopocena, ho visto le luci accendersi e poi spegnersi, nelle case attorno. Accendersi. Spegnersi.
Un cielo del nord a strisce e stelle, le braccia fresche.
Io appartengo alle cose. Le cose mi appartengono.


sabato 14 settembre 2013

Vita a fior di pelle

Sì, in effetti potevo aspettare per postarlo. Almeno qualche giorno.
A guardarlo bene, il tanto desiderato tatuaggio risulta ancora incremato e in fase di stabilizzazzione.
Ma sono come una bambina che ha appena scartato il regalo più bello, quello dalla carta rossa. Non sto nella pelle.
E quindi...da-daaaan: ECCOLO QUI!!!
Significato dell'ideogramma cinese è un cuore colmo di pena. L'ideogramma viene utilizzato per definire l'"amore". Ma attenzione.
Nel nostro vocabolario la parola "amore" ha un significato del tutto diverso (amore sta per "a mors", quindi "non morte"). 
Vita. L'amore come l'antitesi della morte. 
Anche per gli orientali l'amore è vita, ma vivere per qualcosa porta sofferenza, struggimento e a volte dolore.
In oriente, rifacendosi alla cultura buddista, la vita è anche sofferenza e la sofferenza è amore (come lo stesso Buddha professava: amore verso le persone e le cose).
Ecco che quindi, sintetizzando, mi sono tatuata l'amore per la vita.
Evvai.