sabato 22 settembre 2012

Un salto

Dammi la mano.
Quanta intimità in questo gesto. Non posso farlo. Rimago incerta sul sasso, misuro la distanza.
Dai, dammi la mano, ti aiuto a passare di là.
Come sarebbe? Intendo, posare il mio palmo sul suo, agganciare le quattro dita, opporre loro il pollice, leggermente sollevato. Saggiare la consistenza e il calore. Come sarebbe?
Non ce la fai a saltare, sei troppo lontana, finisci in acqua. 
Ride.
Potrei scattare una foto, se solo non dovessi stare in equilibrio. Il suo braccio allungato, la camicia che lascia scoperto il polso, una fila di perline nere appena sotto. La sua mano tesa, che chiede la mia.
Quanti scatti servono per immortalare un gesto?
Clic clic clic clic clic. 
Le punte delle dita frementi, la spalla ruota in avanti, spinge, il ginocchio si piega. Gli occhi trovano occhi.
Dovrò lasciare la sua mano, una volta arrivata di là? O potrò trattenerla, fermarla nella mia, portarla alle labbra?
Forza, vieni più avanti. Bastano pochi centimetri.
Eccomi, arrivo.

7 commenti:

  1. Saltare tutto sommato non è poi così difficile, ce ne s'accorge soprattutto a salto fatto. E' il dopo...

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  2. Sono assolutamente d'accordo...

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  3. A me il saltare fa venire i sudori freddi, esattamente come quel giochetto che ti devi lasciare andare indietro, e sperare che quello che sta alle tue spalle ti sorregga. Una volta saltato, ammesso che il salto riesca, è già discesa, la fiducia è dichiarata. Poi, i tradimenti dietro l'angolo, sono già preventivati, ancora prima del salto.

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  4. Il pezzo non è autobiografico...
    Ma, amica Noce, se quel salto fosse proprio il tradimento in sè?

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  5. Salto o impossibile volo?
    La mano che ti accompagna o ti guida
    Calde braccia che aggolgano il tuo arrivo
    La solidità della terra che ti ridà peso
    La voglia di sentirsi senza peso e legami
    Arrivare alla fine del salto o volare per sempre?

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  6. Sì, tante, troppe variabili. Ci vorrebbe un romanzo, non un semplice post, per raccontarle tutte...

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